La voce dell’insegnante tuonò letteralmente sopra il caos che si era formato.
“Ragazzi, attenzione, prego!”
Una piccola larva di velenosissima Soabicea volò sopra la sua testa.
“Ho detto SILENZIO! SILENZIO!”
Qualcosa cominciava a calmarsi, ora le voci e gli urli erano meno concitati, piccole sacche di tafferugli resistevano in fondo alla classe, zona notoriamente più “selvatica”.
“Il prossimo che apre bocca salterà l’esercitazione pratica!”
Il Maestro non ricorreva spesso a questa minaccia, un po’ per non inflazionarla, un po’ perché dovendola poi mettere in atto andava contro ai suoi principi, in quanto le prove pratiche, per lui erano fondamentali.
Sessanta piccoli occhi di svariati colori lo guardavano attenti, una trentina di bocche, leggermente aperte badavano soltanto ad introdurre ed emettere nei polmoni il quantitativo minimo di aria; uno sbuffo forte e affannato era un chiaro segno che qualcuno stava provando addirittura a trattenerla del tutto.
“Bene. Passiamo al secondo punto.”
“Terrorizzare un uomo adulto, non è sempre facile, non si tratta di bambini, come avete visto prima. L’uomo adulto spesso ha avuto una vita difficile, dura, magari ha combattuto in guerre sanguinose ed è abituato a fronteggiare ogni genere di avversità.”
Ad ogni anno scolastico, ce n’era sempre uno, invariabilmente. All’ affermazione appena fatta a cui sarebbe seguita una spiegazione, intramezzata da una sana pausa per aumentare la tensione, non c’era niente da fare, qualcuno, sempre, costantemente:
“E quindi?”
“Tu! Hai parlato! Niente prova pratica!”
“Ma io..”
“Insisti?”
“No, cioè, si. Pensavo che..”
“Tu non devi pensare! Devi ascoltare le mie parole!”
Quello che, anche dopo tanti anni di insegnamento, il Maestro non riusciva ancora a sopportare era vedere un cucciolo di Troll di circa due metri di altezza piangere. Quasi per giustificarsi, cosa da NON fare mai secondo i sacri testi dell’insegnamento, il Maestro con voce più pacata gli ricordò:
“Lo avevo detto, ero stato chiaro!”
-Piccoli mostriciattoli- pensò il maestro divertito, quando ventinove teste, quasi all’unisono annuirono seriose.
“Dicevo. Con un adulto, dovete sempre giocare sulla sorpresa. Mai, avvicinarsi da lontano, sperando di cominciare ad intimidirlo. La cosa più probabile che farà sarà armarsi. Tenetelo sempre a mente, armati sono pericolosi e spesso irascibili, hanno la tendenza a usare prima le armi, poi a cercare di capire quello che sta succedendo.”
“Se così dovesse avvenire, evidentemente li avrete un po’ spaventati, ma non a sufficienza.”
“Apparizioni improvvise, terrificanti. Il Maestro di Storia e Geografia vi aiuterà a capire cosa, a seconda dell’obbiettivo, potrà essere usato per spaventarlo meglio.”
“So che alcuni di voi non ritengono importanti le lezioni di Religione, ma vi sbagliate, e di molto.”
“Dovete mettere da parte il nostro rapporto con gli dei, loro dicono, chiedono, noi facciamo. NO! Per gli umani non è così, ci sono infinite sfumature, interpretazioni: gli dei dicono, gli uomini travisano a piacimento, riportano solo quello che vogliono, cambiano, fanno e disfano a seconda della zona e del periodo che stanno attraversando. Badate: quello che è oggi, potrebbe non esserlo domani!”
“ooooh” … Gli alunni a questo punto cominciavano a cedere, sempre.
“Ma, maestro.. è così.., così difficile!”
Ventotto teste si girarono immediatamente verso il malcapitato che aveva parlato, la ventinovesima, Herb il Troll, lo indicava anche con un braccio che attraversava la stanza.
Non toccava al Maestro ricordare che l’ordine era valido solo per il primo che parlava, lo dovevano capire da soli.
“Certo che è difficile, se fosse facile ci sarebbe bisogno di una scuola?”
“Inoltre dal prossimo semestre saranno previste lezioni congiunte delle varie discipline con esami incrociati e più prove pratiche.”
Ormai era caduto il tabù de “il primo che parla è fuori” e la situazione stava degenerando di nuovo, Herb e il secondo che aveva parlato si stavano azzuffando apertamente, era quasi impossibile far mantenere loro la concentrazione a lungo. Il Maestro cominciava anche ad avere fame e a casa sapeva ci sarebbe stato uno spezzatino da leccarsi le orecchie, per cui, ritenne fosse l’ora.
“Prova pratica!”
La situazione tornò sotto controllo, gli alunni uscirono dai banchi e si misero ordinatamente in fila davanti alla porta che andava ai laboratori. Tutti, con un Herb di due metri che cercava di mimetizzarsi tra gli altri.
“ Vi ricordo che essendo voi studenti del primo corso, state per affrontare prove particolarmente semplici, ciò nonostante vi esorto alla massima attenzione. Come già spiegato, procederemo per un lungo tunnel, l’ultimo tratto è particolarmente viscido e umido dato che passa interamente sotto un fiume. Alla fine del tunnel entreremo in un zona degli umani non troppo frequentata, ne troverete comunque parecchi rinchiusi in piccole celle. Abbiamo un accordo con il Signore di queste celle, ma senza esagerare chiaro? Spaventare e basta, inoltre qualche volta potrebbe addirittura assistere. Mi raccomando comportatevi bene”.
La fila degli alunni, diligente, si incamminò giù per il tunnel, verso le celle.
Se vi capiterà di ascoltare delle voci terrificanti sulle segrete di Argo, le terribili prigioni sotto il castello, forse ora saprete il perché.
